Scena sulla riconciliazione: Un film sulla riconciliazione in Sudafrica: In my country

6967
Tema Principale Utilizzalo anche per

Di Stefano Cera

Da laureato in Scienze Politiche, ed occupandomi – tra l’altro – dello studio delle relazioni internazionali e dei conflitti (in particolare di quelli etnici), sono sempre stato interessato ad approfondire la svolta “epocale” determinata dalla fine dell’apartheid in Sudafrica. In particolare, mi sono sempre domandato come sia stato possibile, dopo un periodo così traumatico per il paese, scegliere una logica di integrazione e comprensione piuttosto che quella che sarebbe stato lecito aspettarsi, ossia la vendetta nei confronti dei colpevoli dei crimini.

Ho letto libri, parlato con esperti, fatto ricerche… finché un giorno ho visto il film “In my country” (2004), con le ottime interpretazioni di Juliette Binoche e Samuel L. Jackson e la regia di John Boorman, che mi ha dato ottimi spunti di riflessione. Innanzitutto una prima considerazione riguarda la scelta del titolo del film per la distribuzione nel nostro paese. Infatti, il titolo originale, “Country of my skull” (che peraltro è il titolo del libro di Antjie Krog su cui si basa la sceneggiatura), è stato cambiato, appunto, con “In my country” che resta sempre molto evocativo, anche se – a mio avviso – non ha lo stesso impatto, in termini di “senso”, di “logica” e di “identità” della nazione sudafricana, del titolo originale.

Tra le tante scene interessanti di questo film, mi ha colpito in particolare quella iniziale, che rappresenta in maniera molto efficace la cultura sudafricana ed al tempo stesso è la premessa del lavoro della Commissione di Verità e Riconciliazione. Questa, dopo gli orrori dell’apartheid, ha contribuito a ricostruire la società sudafricana e la sua identità, violate da anni di discriminazioni. Di questa scena colpisce il contrasto durissimo tra gli splendidi paesaggi del Sudafrica e la rappresentazione della violenza perpetrata nei confronti della popolazione di colore, il tutto accompagnato da una splendida canzone, dal titolo “Senzeni na?”.
La traduzione in inglese del titolo della canzone è “What have we done (to deserve this)?”, che in italiano possiamo tradurre con “Cosa abbiamo fatto (per meritare questo)?”. “Senzeni na?” è una popolare canzone sudafricana usata nelle manifestazioni contro l’apartheid, scritta nelle lingue xhosa e zulu. L’attivista Duma Ndlovu ha paragonato l’importanza che questa canzone ha avuto in Sudafrica a “We shall overcome”, celebre canzone di protesta americana. Inoltre, la canzone è famosa anche per essere stata riportata nella parte finale di “Biko”, famoso brano di Peter Gabriel scritto in ricordo dell’attivista Steven Biko, ucciso nel carcere di Pretoria nel 1977.

La scena iniziale del film termina con titoli in sovra-impressione che sottolineano che «Nel 1994 in Sudafrica il brutale sistema dell’apartheid è finalmente terminato. Nello spirito di una piena riconciliazione il Presidente Nelson Mandela e i leader del suo partito, l’African National Congress, hanno offerto la possibilità di avere l’amnistia a coloro i quali si erano macchiati di abusi dei diritti umani a condizione che raccontassero la verità e potessero provare di aver obbedito a degli ordini di superiori. Le vittime avrebbero avuto così la possibilità di raccontare le loro storie e di avere un confronto con le persone di cui erano state vittime. 21.800 persone hanno testimoniato di fronte alle Commissioni di Verità e Riconciliazione e alcune di queste sono state fedelmente riportate nel film».
Questa scena, ed in generale tutto il film, rappresenta a mio avviso un ottimo spunto per parlare dell’importanza della “forza della riconciliazione” che, secondo una definizione riportata nella rivista “Missione oggi”, «è indispensabile in una società come l’ossigeno nell’aria… E’ l’unico sentiero in grado di attraversare la selva dell’odio e della violenza per raggiungere gli spazi aperti della pace e della convivenza».

In Sudafrica, la riconciliazione è stata realizzata attraverso programmi di “giustizia riparativa” che hanno permesso alle persone (le vittime delle violazioni di diritti umani) di avere finalmente voce, attraverso la possibilità di “rivivere” il fatto (raccontando il trauma subito in presenza della Commissione e del responsabile del crimine), dando loro al tempo stesso la possibilità di andare oltre il “dolore”, senza obiettivi puramente punitivi nei confronti dei colpevoli.
Il tutto avendo come sfondo l’ubuntu, termine in lingua bantu che indica un elemento centrale nella cultura sudafricana, ossia la “benevolenza verso il prossimo”. L’ubuntu richiama un’etica o un’ideologia dell’Africa sub-Sahariana che si focalizza sulla lealtà e le relazioni reciproche delle persone («perché ciò che riguarda me riguarda anche te» e «una persona è una persona perché esistono gli altri»). E’ stato soprattutto attraverso questo che si sono realizzate quelle che Robert J. Schreiter (autore del volume “The ministry of reconciliation: spirituality & strategies”) ha definito «le tre dimensioni centrali del processo sociale della riconciliazione»: far emergere la verità, non fare concessioni sulla giustizia, dare valore al concetto di perdono. Tre “pilastri culturali” senza i quali il lavoro della Commissione sarebbe stata certamente più difficile.

In conclusione, un film molto efficace sulle dinamiche legate alla  componente “sociale” della trasformazione dei conflitti e caratterizzato da una forte “spiritualità”. Perché girare pagina, senza dimenticare il passato ma facendo in modo che questo non pregiudichi il futuro, si può… e si deve… ed alcuni film stanno lì a ricordarcelo. D’altra parte lo stesso Nelson Mandela ha sottolineato che il film è «interessante non solo per gli abitanti del Sudafrica, ma anche per le persone di tutto il mondo, che saranno coinvolte dai grandi interrogativi dell’umanità quali la riconciliazione, il perdono e la tolleranza».

Stefano Cera: Da piccolo ha visto 2001: Odissea nello spazio e si è addormentato al cinema! Tuttavia, da allora ha sviluppato l’“insana passione” per il grande schermo e soprattutto (una volta diventato formatore) per tutto ciò che questo portava all’apprendimento. Sviluppa le sue attività in aula lavorando con i video ed i film… perché una scena vale davvero più di tante parole. Senior Consultant & Experiential Trainer, Autore di Che film ci mediamo stasera? Ovvero, imparare la risoluzione dei conflitti attraverso i video, in La giustizia sostenibile, (a cura di) M. MARINARO, Aracne, Roma, 2012. Lo trovi sul blog: http://formamediazione.blogspot.it

Condividi

P.S.: tutte le scene per motivare te stesso e gli altri le trovi nella nostra membership, qui trovi le nostre promozioni:

https://www.ilcinemainsegna.it/iscrizione

“…se caso mai non vi rivedessi…
  
buon pomeriggio, buona sera e buona notte!”…
 

(The Truman Show)

Virginio

Acquista il film

In my Country“In My Country Un film di John Boorman con Juliette Binoche, Samuel L. Jackson, Menzi Ngubane – Titolo originale “Country of my skull“. USA, 2004

Acquista il libro

La giustizia sostenibileLa giustizia sostenibile a cura di Marco Marinaro – Acquistalo su Amazon

Aggiungi il tuo commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Ho preso visione dell'Informativa Privacy ed acconsento al trattamento dei dati personali sulla base di quanto disposto dal Regolamento UE 2016/679