Scena sul senso della vita: Tormenti interiori

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Di Virginio De Maio

Incontrando centinaia di persone mi sono reso conto che il tormento di Larry è più comune che mai:

Come tutti gli altri desidero riuscire nella vita, migliorare, ma non secondo l’idea che oggi il mondo in genere ha del successo. Non ho alcuna fiducia nei valori generalmente accettati. Cerco di entusiasmarmi all’idea di sistemarmi, di fare i miei affari e di far carriera, ma ciò non fa che aumentare il mio desiderio di migliorare. So perfettamente che quello che cerco potrò condividerlo con l’umanità. Ma come trovarlo e dove?

Forse sarà una consolazione per chi non ha ancora capito cosa fare da grande, ma può essere anche la definitiva comprensione che “il tormento” è un percorso quasi obbligato per raggiungere il successo. Quando leggo le storie di uomini e donne che hanno cambiato il mondo, vi è sempre “il tormento” durante il tragitto; momenti in cui l’eroe vacilla chiedendosi se la strada è quella giusta, oppure farebbe meglio a tornare indietro e vivere una vita diversa, magari più semplice.

Nella sua autobiografia, Andrè Agassi, campione mondiale del tennis, rivela di aver sempre odiato il tennis. Pur suonando come un paradosso, ci insegna che i risultati possono essere frutto di un lavoro allineato con ciò che amiamo, ma anche con ciò che odiamo. Che si può gioire della meta, oppure del viaggio. E’ solo una questione di scelta, e nessuna delle “scelte” che faremo può essere giusta o sbagliata, ma semplicemente nostra.

Come dice il saggio indiano:

Non siete il solo insoddisfatto e annebbiato, figliolo, tutto il mondo è irrequieto. Sarà sempre così finché gli ideali dell’uomo non saranno più elevati. Non può esserci vera felicità, finché non sapremo trovarla in noi stessi. E’ scritto che l’uomo saggio vive chiuso in sé, cioè in Dio e nel suo cuore; è la via della calma, della pazienza, della compassione, dell’altruismo e della pace eterna”.

“Ma non è facile”.

“La via della salvezza è difficile a percorrersi, così difficile come camminare sul filo di un rasoio. Solo questo sappiamo, ed è in tutte le religioni. In ognuno di noi c’è una scintilla dell’infinita bontà che ci ha creati e nel lasciare la terra ci ricongiungiamo ad essa come la goccia che cade dal cielo si riunisce finalmente al mare che l’ha generata.

Noi indiani crediamo che tre strade portano a Dio: uno è il sentiero della fede e dell’adorazione, uno è il sentiero delle buone azioni fatte per amor di Dio, e la terza è quella che attraverso il sapere porta alla saggezza. Avete scelto la via del sapere, ma finirete col trovare, figliolo, che i 3 sentieri non sono che uno”.

Tutti i giorni camminiamo sul filo di un rasoio, ma basta ricordarsi da dove veniamo e dove siamo diretti per ritrovare la pace di cui abbiamo bisogno. Lungo il percorso tutto è relativo e dipende da chi siamo in quel momento, da come ci siamo arrivati, da come è il nostro stato d’animo e da infiniti altri elementi. Avere la pretesa di fare “il viaggio” avulsi dal “tormento” suona come onnipotente, ma cercare la pace è il senso di tutto. Fede, buone azioni e sapere sono le 3 vie per arrivarci, e che sono “viaggio” e “destinazione” insieme.

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“…se caso mai non vi rivedessi…
  
buon pomeriggio, buona sera e buona notte!”…
 

(The Truman Show)

Virginio

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Il filo del rasoio“Il filo del rasoio Un film di Edmund Goulding con Tyrone Power, Gene Tierney, John Payne – Titolo originale “The Razor’s Edge”. USA, 1946

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