Scena sull’assertività: quella terra di mezzo dell’efficacia

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Di Donatella Menza

A cosa pensi, se ti parlo di “assertività“?

Quante volte negli ultimi 2 mesi i tuoi lineamenti si sono completamente trasfigurati e, complice la chiusura delle scuole, sei esploso contro i tuoi figli che recitavano il mantra “mi annoio giochi con me”?

E quante altre volte invece ti sei sorpreso a fare spallucce, all’ennesima richiesta di colleghi e/o capi che, visto che tanto siamo in smart working, volevano rivedere con te, per la quindicesima volta, la relazione alle 19.30 di venerdì pomeriggio?

Quanto in queste situazioni avresti avuto voglia di comunicare con onestà il tuo bisogno senza trasformarti in Hulk o di contro nel ragionier Fantozzi?

Se queste domande hanno mosso qualcosa nella tua pancia forse sei capitato nel posto giusto

Credo che le esperienze comunicativo-relazionali di molti di noi ci insegnano quanto sia difficile rimanere in equilibrio e occupare “quella terra di mezzo” tra il compiacere eccessivamente gli altri e il ferirli violentemente mentre si cerca di affermare le proprie posizioni.

E occupare  “quella terra di mezzo”  significa sentirsi liberi di esprimere quello che si sente e quello che si  pensa  conservando la capacità di  pesare le parole e di  valutare quando e soprattutto come dirle. Quella terra di mezzo si chiama assertività.

Immaginatevi una linea continua percorsa da queste tre posture comunicative: passività, assertività e aggressività. Qualcuno di noi abita con maggiore frequenza un luogo rispetto ad un altro e mostra un pattern di comportamenti ricorrenti che lo cristallizzano con più ricorsività  in una posizione ben definita.  Altri, forse la maggior parte, si muovono faticosamente lungo quel continuum a seconda del contesto e degli interlocutori.

E a questo punto vi presento Giulia la protagonista di “Cambio Tutto”. Attraverso di lei avremo la possibilità di vedere più da vicino quali sono le sfumature che caratterizzano ciascuno di questi 3 stili e chissà anche di comprendere in maniera più intuitiva quale habitus indossiamo di solito.

La cornice di riferimento: Giulia ha appena compiuto 40 anni, occupa il ruolo di Responsabile Marketing in una azienda di merendine. Ha un capo inconsistente e anche un po’ incompetente che la considera  “retrò” rispetto ai bisogni del momento. Ha un compagno Raf, un pittore,  altrettanto inconsistente e  perennemente in attesa dell’ispirazione creativa. Poi ci sono i ritmi frenetici quotidiani di una grande metropoli, amiche e sorelle che non ascoltano, chili che non vanno mai giù come si vorrebbe, vicini poco educati … insomma nulla di così davvero lontano da quella che potrebbe essere anche la nostra quotidianità. E Giulia all’inizio si presenta  come una donna che “sopporta educatamente e in silenzio”, fatta eccezione di una significativa ansia e di una persistente insonnia che le fanno da fedeli compagne.

Facciamo fermo immagine su una delle sue giornate.

Internet non funziona e dopo interminabili attese telefoniche è finalmente riuscita a contattare un tecnico e addirittura ad incontrarlo nell’androne del suo palazzo mentre torna trafelata dal lavoro. Ma sono le 19.03 e lui sta andando via.  Nessuno gli ha aperto le ripeto che il mio orario di lavoro è terminato, io non sono pagato per gli extra, il mio sindacato non me lo permette e detto tra di noi neanche mia moglie  .

Questa la risposta forse un po’ anacronistica e anche un po’ piccata del tecnico che non transige sui 3 minuti. Ma non è questo che ora davvero ci interessa.   Giulia ci prova, flebilmente e con estrema educazione quasi gli implora una disponibilità di  almeno altri 5 minuti  ma alla fine capitola.  Ma perché nessuno ha aperto al tecnico di Internet? Raf è a casa, lavora a musica alta, Lui si concentra cosi, è alle prese con il suo quadro.

Ancora una volta Giulia ci prova  e ancora una volta alla prima obiezione “allora se vuoi che io smetto di lavorare per andare a rispondere al tecnico di internet,  a quelli che vendono le aspirapolveri, ai testimoni di Geova… dillo…io lascio tutto, diciamolo anche mal sostenuta da Raf, arretra ancora. Giulia addirittura si scusa, eppure vi assicuro che anche la sua era stata una giornata davvero difficile.

Ecco in azione i tratti principali del comportamento passivo:

  • Non riesce a farsi rispettare
  • Non riesce ad esprimere la propria opinione
  • Non riesce a dire mai di no
  • Evita il confronto diretto e anche quando ha una posizione la tiene ben nascosta
  • Tende ad inibire le proprie emozioni.

La conseguenza? Difficilmente riesce a soddisfare un suo bisogno o desiderio

E ora andiamo avanti di qualche giorno. Stesso film: musica a volume altissimo, Raf “lavora” sordo a tutto quello che accade fuori, insomma ordinaria amministrazione nella loro relazione.

Eppure questa volta Giulia esplode e agisce la sua rabbia. Ha un tono imperativo, muove critiche distruttive, soccombe all’impulso di dirgli, tutto insieme, quello che non sopporta di lui. E, dulcis in fundo, danneggia fisicamente la tela e ricopre la testa di Raf di vernice fresca. E poi tocca al tecnico e anche il modem non fa una bella fine.

Forse, anche se giustificata (ma la connotazione valoriale è ora poco utile ai nostri fini), Giulia ha agito una risposta aggressiva per esprimere la sua opinione.

Adottiamo un comportamento aggressivo tutte le volte che:

  • Risolviamo situazioni problematiche con la violenza verbale o fisica
  • Mettiamo a disagio gli altri e gli offendiamo
  • Non ascoltiamo più gli interlocutori mentre parlano e tendiamo ad imporci in continuazione

La conseguenza?  Spesso riusciamo a soddisfare i nostri desideri/bisogni ma a spese degli altri e correndo il rischio, nel tempo, di rovinare la relazione con loro.

Esiste una alternativa per comunicare a Raf la propria posizione? Cosa cambia davvero nello scambio comunicativo che avviene tra di loro dopo qualche giorno?

Giulia agisce assertività nella misura in cui:

  • Esprime onestamente i suoi pensieri, i suoi sentimenti e le sue  opinioni senza capitolare alla improvvisa sollecitudine di Raf e senza sfociare nell’aggressività verbale o fisica di cui l’abbiamo vista anche capace;
  • Non ci trasmette rabbia ma, pur accogliendo il suo compagno, si prende la responsabilità di quello che lei ora sente giusto per se stessa “apprezzo questo tentativo, lo apprezzo davvero ma è fuori tempo massimo, ho preso la mia decisione” . Il tono di voce è pacato, Giulia mantiene l’interazione visiva con il suo interlocutore e gli sorride mentre rimane ferma sul suo bisogno;
  • La comunicazione è chiara e lineare, Giulia si esprime in prima persona e non utilizza parole colpevolizzanti o denigranti: dice di no senza imbarazzo ma senza distruggere Raf

Il risultato? Essere in armonia e coerenti con se stessi e perciò maggiormente capaci di mantenere relazioni di valore con gli altri.

Vedremo Giulia, durante tutta la pellicola,  faticosamente impegnata ad adottare una comunicazione assertiva rispetto a tutti i suoi interlocutori. Abbiamo scelto Raf ma potremo riconoscere il passaggio da uno  stile passivo-aggressivo-assertivo se tiriamo il filo di una qualsiasi delle sue relazioni, tanto quelle personali quanto quelle professionali.  Il suo click è partito da un maggiore contatto con le sue emozioni e con il suo “cervello viscerale”

E tu quanto spesso riesci ad abitare la terra di mezzo dell’assertività?

Cosa potresti fare la prossima volta che i tuoi figli ti martelleranno per giocare con loro o che il tuo capo fisserà una call di un pigro venerdì pomeriggio di luglio?

Quale potrebbe essere il tuo click?

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