Scena sulla relazione medico-paziente: il voler comprendere che fa la differenza

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La comprensione è uno dei tre ingredienti principali della comunicazione efficace, insieme al riconoscimento e all’identificazione, che il ricevente prova ascoltando il mittente. Ma cosa significa veramente COMPRENDERE?

Il termine “comprendere” viene dal latino “comprehendere”, composto da “cum” che significa “insieme” e da “prehendere” che significa prendere. Comprendere significa quindi prendere insieme, contenere in sé. Inoltre, se parliamo di comunicazione efficace, l’ingrediente della comprensione ha una specifica peculiarità: non è sufficiente comprendere qualcuno o pensare di averlo compreso; è necessario che l’altro si senta compreso e dimostrargli che quanto sta cercando di comunicare è effettivamente compreso.

Nella costruzione della relazione medico-paziente, comprendere e, ancor più, il voler comprendere fa la grande differenza.

In queste cinque scene tratte dal film“Primula Rossa”, il linguaggio verbale e non verbale del nuovo vice direttore, uno psichiatra, il dottor Lucio Alberti, esprime tutta la sua attitudine, il suo forte desiderio di comprendere, prendersi cura e “recuperare” i suoi pazienti, internati in un Ospedale Psichiatrico Giudiziario (OPG), e di combattere per restituire loro dignità e diritti.

COSTRUIRE UNA RELAZIONE. Il dottor Alberti mostra, fin dal suo arrivo, un approccio evidentemente diverso da chi lo ha preceduto e dal “sistema” consueto e dominante in quel contesto. Infatti nella scena sopra riportata, viene introdotto in una stanza per incontrare per la prima volta i suoi futuri pazienti e, per prima cosa, fa disporre loro le sedie in cerchio (“Facciamo una cosa. Vi chiedo di alzarvi e mettiamo le sedie in cerchio. Va bene?”), poi fa uscire i poliziotti (“Adesso scusatemi, vi chiedo di uscire. Anche lei può lasciarci.”) e, quando nessuno dei pazienti parla dopo averli invitati a farlo, comincia lui (“Chi vuole cominciare? Ho capito, comincio io”).

Tecnicamente il dottore fa quello che fa un leader: “va” per primo, iniziando così a mettere i primi mattoncini di quella che sarà la sua relazione con loro.

PRENDERSI CURA. In questa seconda scena Pietro, un paziente, prende un bastone e minaccia i presenti.

 

In questa circostanza il dr. Alberti non esita a mettersi nuovamente contro il sistema per proteggere il paziente. Non importa se le guardie sono abituate a trattare così i pazienti, o se hanno ordini diversi: egli crede che prendersi cura di loro sia più utile ed efficace del letto di contenzione (“No, lasciatelo stare. Nessun letto di contenzione.”). E agisce di conseguenza.

“Ci penso io!”

“Mi dispiace! Abbiamo ordini precisi.”

“Forse non ci siamo capiti: tu gli ordini li prendi da me! Lasciatelo stare e subito. Forza! Fuori!”

VISIONI DIVERSE. In questa scena Alberti riceve una telefonata dal suo collega e predecessore all’OPG, il dottor Turani.

 

Apparentemente sembrano venuti da due pianeti diversi e anche il contesto in cui si incontrano (una gita in barca, un ristorante di livello..) sono in netto contrasto con la realtà che il dottor Alberti respira e vive ogni giorno all’OPG. Già dalle prime battute Turani si autodefinisce nella sua visione di una vita “comoda” parlando di ciò che stanno mangiando (“(…) Uno lo va a pescare, poi lo porta qua, se lo fa cucinare … che c’è di meglio nella vita?”).

“Se lei ritiene, dottore, che il ruolo che occupa in OPG e che io ho occupato prima di lei, non si dimentichi, sia finalizzato alla cura, no! Io penso che l’unica funzione sociale della psichiatria sia il contenimento e la riduzione del danno. Io questo penso, questo dico e mi comporto di conseguenza. Lei si deve mettere in testa che è come una rotella che fa parte di un ingranaggio molto più grande di lei.”

Ma, ancora una volta, il dottor Alberti esprime la sua lotta contro un sistema che ha “dimenticato” i diritti dell’essere umano e mira, al massimo, “alla riduzione del danno”. Alberti è uno di quei medici che non si accontentano di essere “una rotella che fa parte di un ingranaggio”; lui vuole fare e farà, in qualche modo, la differenza. Per esprimere la sua convinzione rispetto al loro compito e al loro ruolo, nuovamente in netto contrasto, ribatte:

“Noi ci dobbiamo occupare soltanto di restituire ad ognuno la responsabilità di quello che ha fatto, qualunque cosa essa sia, senza arrogarci il diritto di giudicare!”

utilizzando il verbo “dovere”, l’operatore modale di necessità.

VOLER COMPRENDERE. In quest’altra scena Onofrio, detto “Lillo”, un paziente internato, ha disegnato dei pallini su tutte le pareti della stanza ed è stato preso per matto.

 

Il dottor Alberti non solo vuole capire, ma è anche convinto che dietro quell’ “enigma”, così come lui stesso lo definisce, ci sia qualcosa che potrebbe essere di grande aiuto per il paziente stesso.

“Eppure tutti quei pallini un senso lo devono avere. Credimi.”

COMPRENDERE E RECUPERARE. Ed arriva infatti a scoprirlo. Un po’ di tempo dopo, mentre un’amica gli mostra il funzionamento di strumento musicale, il dottore intuisce che quei pallini sul muro, quell’enigma rimasto insoluto, potrebbero essere note musicali.

 

“Potrebbe essere musica?”

“Si scoprì così che Onofrio suonava bene il clarinetto e componeva. Ritornò a casa. I suoi spartiti vennero decodificati e suonati dalla banda del paese di cui lui entrò a far parte. Parlava e scriveva poesie. E voleva suonare tutte le sere. Il sorriso stampato sul volto, per recuperare la vita perduta a causa dei muti e dei sordi che lo avevano in consegna.”

 

Il dottor Alberti rappresenta quella porzione di medici che crede nei suoi pazienti, che vuole costruire con loro una relazione, che lotta ogni giorno con un sistema muto e sordo ai loro bisogni, dimostrando che prendersi cura è la cura migliore.

E questo film vuole essere veicolo di questo messaggio, raccontando la storia vera di sessanta internati ai quali è stata restituita la possibilità di vivere la propria vita, persone che hanno recuperato una vita normale grazie a qualcuno che ha voluto comprendere, che ha creduto nel valore del “prendersi cura” e ha creduto che tutto ciò fosse possibile. E questo ha fatto la differenza.

Per maggiori informazioni e per scoprire tutti i dettagli del film “Primula Rossa”, visita il sito primularossailfilm.it

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Scena sulla relazione medico-paziente tratta dal film "Primula Rossa"“Primula Rossa” è un film drammatico del 2018, dalla regia di Franco Jannuzzi, con David Coco nel ruolo di Lucio Alberti.

 

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