Scena sulla relatività: anche a cena con Andrè la mappa non è il territorio

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My dinner with Andre” è un film indipendente del 1981 in cui due vecchi amici, dopo molti anni di allontanamento, trascorrono una serata al ristorante filosofeggiando sullo stato del mondo, delle persone che lo abitano e delle relazioni che si creano tra queste.

In questa scena Wallie e André parlano dell’alienazione, del disinteresse e soprattutto della noia che pervadono le giornate dell’uomo moderno, e sull’importanza di riconoscere la nostra sonnolenza, la nostra incapacità di svegliarci ed essere pienamente consapevoli del nostro essere nel mondo.

Nel corso del film Andre racconta all’amico molte sue esperienze, e quasi tutte si concentrano sulla consapevolezza di sé e sul risveglio, che sia questo umano, morale o spirituale.

È fondamentale infatti la comparazione di New York (città dicotomica: sovraffollata, notoriamente sporca e pericolosa, ma anche famosa per il suo appeal intellettuale e professionale, oltre ad essere la culla del teatro in America) ad un campo di concentramento costruito dagli stessi prigionieri.

Orgogliosi della loro “opera”, ne diventano anche i guardiani, e si rifiutano di fuggire, di demolire le mura della propria prigione. A volte, anche noi siamo come quei prigionieri: incapaci di fuggire da quelle mura di isolamento e abitudine che ci costruiamo intorno, troppo annoiati e stanchi per approntare un cambiamento.

Wallie e André hanno due atteggiamenti diversi, due soluzioni diverse, nei confronti del problema della trasformazione da umani a robot: il primo è un drammaturgo che fatica a trovare lavoro, perennemente preoccupato per il suo futuro professionale e che, sulla strada per il ristorante, si arrovellava il cervello perché aveva sentito storie di quanto Andre fosse divenuto “bizzarro”.

Wallie, ben lontano dalle idee esoteriche del suo vecchio amico, vive la sua vita cercando di sopravvivere, trova soddisfazione nei piccoli particolari della vita e ne ha una visione piuttosto pragmatica, legata alla realtà ed alla materialità. Andre, invece, ha vissuto molte esperienze che hanno sviluppato e riacceso la sua spiritualità, la sua curiosità e passione per il soprannaturale, per il magico.

Per lui è fondamentale e necessario essere presenti, consci della propria situazione e dello stato del mondo, anche perché il suo successo professionale gli ha donato la possibilità di conoscere persone che, come lui, cercavano la propria spiritualità e combattevano per cambiare il mondo.

Per Wallie, quindi, la soluzione all’assopimento dell’uomo è essere maggiormente consapevoli di ciò che si ha intorno in ogni momento, mentre per Andre è necessario sviluppare il proprio spirito, il proprio intelletto.

In ogni caso però, entrambi gli uomini guadagnano qualcosa dal dialogo che scaturisce dai loro diversi punti di vista. Wallie, il protagonista, è il personaggio che alla fine della storia ha portato a compimento il suo viaggio interiore attraverso le esperienze del suo amico, ed alla fine del film percorre la strada verso casa sua ricordando momenti della sua vita in ogni negozio che vede, in una sequenza parallela a quella di inizio film, nella quale quella stessa strada era stata percorsa di fretta, con Wallie troppo immerso nei propri affanni per poter ricordare.

Anche Andre però ne ricava qualcosa invitando il vecchio collega a cena: forse un collegamento con la realtà perso in quegli anni, o magari il conforto di una voce amica in un momento di bisogno, vista la recente dipartita di sua madre e della sua crisi personale e professionale.

Entrambi hanno ridato vita ad una parte di loro stessi attraverso l’incontro con l’altro.

Nella nostra vita di certo sarebbe iperbolico comparare la nostra situazione di automatismo, o di inerzia, alla prigionia in un campo di concentramento, ma possiamo comunque imparare a riconoscere i limiti della nostra programmazione mentale, delle nostre abitudini inconsce: laddove riusciamo a vedere le mura, possiamo anche cercare una via di fuga!

Fare esperienze spirituali in luoghi remoti del globo come André aiuta, certamente, ma non è strettamente necessario. Piuttosto un buon allenamento è trovare lo straordinario nei posti e nei momenti di tutti i giorni: d’altronde, come dice Wallie, sia il monte Everest sia un banale negozio di sigari fanno parte della realtà allo stesso modo ed allo stesso modo possono suscitare meraviglia se vissuti consapevolmente.

In questo modo persino la stessa vecchia strada percorsa in fretta mille altre volte potrebbe ancora riservarci delle meravigliose sorprese.

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