Scena sulla fiducia: Victor Hugo 4.0

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Di Donatella Menza

Francia dell’800. Jean Valjean conquista la libertà dopo circa 20 anni di lavori forzati. Ha scontato una durissima pena a fronte del furto di un tozzo di pane.

E’ in viaggio verso Digione alla ricerca, da ex detenuto, di una faticosa reintegrazione nella società. Ha bussato a tutte le porte ma nessuno sembra disponibile ad accogliere un galeotto … nessuno tranne Myriel, il vescovo di Digne.

“Sono un galeotto e mi lasciate entrare in casa vostra, come fate a sapere che non vi ucciderò?” 

“Suppongo che dovremo fidarci l’uno dell’altro”.

è la perentoria risposta del vescovo.

Purtroppo per Jean nulla di più semplice dell’agire, in prima battuta, il ruolo da imbroglione che quasi tutti, forse lui stesso per primo, si aspettano da lui. Prima di rimettersi in viaggio, ricambia l’accoglienza aggredendo e derubando Myriel dell’argenteria.

Fermato dalle guardie, si accinge ad essere arrestato per l’ennesimo crimine.

Eppure, a volte, i viaggi possono riservare delle grosse sorprese. Il vescovo ringrazia i gendarmi e incalza verso Jean:

“Sono molto arrabbiato con voi … perché non avete preso anche i candelabri? E’ stato sciocco! Varranno almeno 2000 franchi”.

Jean è libero, Myriel ha mentito e lo ha scagionato, ha scelto ancora una volta di FIDARSI di lui.

“E non dimenticate, mi avete promesso di diventare un uomo nuovo … con questo argento vi ho riscattato dalla paura e dall’odio”.

La volontà del vescovo di accordare fiducia, oltrepassando l’inaffidabilità dimostrata, muove potentemente Jean a perseguire una via di rettitudine.

Si tratta forse di un miracolo? Di una trovata stilistica di Victor Hugo?

Claremont Graduate University, anno 2004 (P. Zak, J. Kurzban Robert, Matzner William T.)  Neuroeconomia e neurobiologia supportano la geniale intuizione di Hugo. Viene individuata una relazione tra l’ormone dell’ossitocina e i comportamenti sociali positivi, l’affidabilità e la FIDUCIA.

Su base casuale vengono formate delle coppie tra soggetti sconosciuti (decisore 1 e decisore 2), a cui è data la possibilità di entrare in relazione solo attraverso un software. Il decisore 1 riceve una somma di denaro che può decidere di inviare in parte o del tutto al decisore 2. Esiste anche la possibilità di non condividere affatto il denaro, in modo da sottrarsi al rischio di perdere tutto. Qualunque somma inviata sul conto del partner viene triplicata. La somma inviata è indice per gli sperimentatori della VOLONTA’ DI FIDARSI.

In modo simile a Myriel, il decisore 1 non è obbligato a condividere il denaro con uno sconosciuto. E’ sicuramente facilitato dal non sapere che si tratta di un galeotto, ma non ha nessuna informazione sul comportamento passato del partner che può influenzare o guidare la sua decisione. Può solo agire una scelta intenzionale: FIDARSI. La fiducia è, in questi termini, un atto volontario che comporta un rischio.

Il decisore 2, dopo la transazione, può decidere se restituire o meno parte del denaro ricevuto. L’importo inviato dal decisore 2 è indice dell’AFFIDABILITA’, intesa come capacità di rispondere con un comportamento di reciprocità. Il decisore 2, al pari di JeanValjean, è libero di tradire la fiducia del suo partner.

Emerge invece una relazione tra la fiducia espressa dal decisore 1 e l’affidabilità corrisposta dal decisore 2. Ed è interessante constare che, se la somma inviata dal partner non è stabilita dal decisore 1 ma estratta a sorte, tanto i livelli di ossitocina prodotti, quanto il grado di affidabilità espressa dal decisore 2, variano notevolmente in negativo. I partner che ricevono un segnale di fiducia intenzionale restituiscono circa il 53% della somma ricevuta a fronte del 18% restituito nei trasferimenti tirati a sorte (Smart Trust. La fiducia intelligente, Covey, Link &Merril).

E’ forse questa la molla che accende l’interruttore di JeanValjean? Sperimentare l’intenzionalità della fiducia del vescovo apparsogli sprovveduto in un primo momento?

Non avremo certo una risposta definitiva ma conosciamo tutti la sensazione di benessere provata quando qualcuno è disposto a fidarsi di noi e, nella maggior parte dei casi, questo riconoscimento diventa per noi una motivazione a ricambiare. Al contrario, percepire sfiducia nei propri confronti aumenta il livello di aggressività.

Anno 2018.  Industria 4.0, “Organizzazioni Teal”, digitalizzazione, smartworking.  A più livelli si dibatte su quali saranno i nuovi assetti organizzativi e, soprattutto, su quali saranno le competenze, i saperi e i valori che permetteranno la sopravvivenza in contesti volatili, incerti, complessi ed ambigui.  Sembra condivisa l’idea che la trasformazione digitale non sia un fine ma il MEZZO per una profonda trasformazione culturale che mette al centro le persone, persone adulte capaci di auto organizzarsi per rispondere in modo rapido alle richieste dei differenti stakeholder.

Significa quindi pensare ad organizzazioni meno verticistiche e più collaborative in cui le persone sono “abilitate” a prendere decisioni, risolvere problemi, generare idee. La cultura del controllo e del potere deve lasciare spazio una cultura di FIDUCIA in cui sia davvero permesso ripensare anche gli spazi e i luoghi di lavoro. Un′organizzazione in cui corro il rischio di rendermi vulnerabile, di poter sbagliare e di chiedere aiuto, di fidarmi ancora di un “bad performer” e di essere meravigliosamente “riscattato” dalla fiducia accordatami …

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Donatella Menza

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Scena sulla fiducia tratta dal film "Les Misérables"“Les Misérables” è un film del 2012 diretto da Tom Hooper, basato sull’omonimo musical tratto dal celebre romanzo di Victor Hugo.

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