Scena sulle decisioni: chi sa cosa è meglio?

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Durante la guerra in Bosnia ed Erzegovina, i tenenti della Marina Chris Burnett e Jeremy Stackhouse, rispettivamente navigatore e pilota di un caccia, vengono inviati in missione di ricognizione sulle montagne della Bosnia, dove il loro aereo viene abbattuto. Alcune unità serbe trovano il pilota e lo giustiziano, mentre il navigatore inizia la sua fuga, in attesa che le forze americane, guidate dall’ammiraglio Leslie Reigart, organizzino una missione di salvataggio.

Lo spezzone inizia con una riflessione da parte dell’Ammiraglio sugli errori commessi durante l’ultimo contatto radio avuto con Burnett, l’emozione ed il senso di colpa traspaiono dalle sue parole e dalla sua comunicazione non verbale. Compare il suo lato umano, presto nascosto però a fronte dell’incalzare del suo sotto-posto che lo pone di fronte alle sue responsabilità: “Ammiraglio che diavolo stiamo facendo? Abbiamo un uomo bloccato a terra e ce ne stiamo qui”. Reigart reagisce, si arrabbia: “Lascia stare […] Che ti aspetti che faccia? Il Comando dice che me ne devo stare con le mani in mano, che altro posso fare?”.

In queste sue parole e nel non verbale che ne segue, si osserva il conflitto interiore che spesso un capo si trova a dover affrontare quando deve prendere delle decisioni difficili. L’Ammiraglio inizialmente adotta un locus of control esterno, riconduce tutta la responsabilità della decisione ad un “Comando” non meglio definito, la colpa è degli altri. Si dichiara, e forse in quel momento si sente, impotente. Si focalizza su vincoli ed ostacoli, evidenzia i problemi e le conseguenze di una sua eventuale decisione di andare contro gli ordini ricevuti. Scarica questa sua frustrazione aggredendo verbalmente il suo interlocutore.

Quante volte ci siamo trovati in situazioni di questo tipo? Abbiamo detto o ci siamo sentiti dire: non dipende da me, lo ha deciso la Direzione, vorrei aiutarti ma non posso, … situazioni in cui è prevalsa la dimensione prescrittiva del ruolo, quella più burocratica, momenti in cui il capo non si è assunto le sue responsabilità per paura delle conseguenze.

Il film prosegue, alla fine l’Ammiraglio lascia che prevalgano i suoi valori, il senso di responsabilità nei confronti dell’uomo che è rimasto sul campo, decide quindi di far trapelare la notizia ai giornali, così da renderla di dominio pubblico e costringere il Comando ad intervenire. Mette consapevolmente fine alla sua carriera ma sente di aver fatto la cosa giusta, di essere rimasto fedele ai suoi principi.

Guardando questo filmato possiamo interrogarci sui driver che guidano i nostri processi decisionali e su quelli che dovrebbero guidarli:

noi come prendiamo le nostre decisioni? Cosa ci guida e cosa ci ostacola? Quali le capacità e qualità necessarie per prendere le decisioni corrette?

Tra le competenze richieste ad un manager una delle più importanti è quella del decision making. Il processo decisionale comporta l’utilizzo di strategie psicologiche di gestione delle informazioni, di trattamento del rischio e dell’incertezza, ma occorrono anche coraggio ed accountability, intesa nel senso più ampio del termine.

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