Scena sulla comunicazione: come le parole plasmano la realtà

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Di Debora Pellegrini

Nel lavoro che faccio ogni giorno, le parole che dico pesano molto. Quando mi trovo di fronte ad una persona in difficoltà o un’aula di persone aperte a nuove conoscenze, quello che dico e come lo dico ha un valore molto importante. Mi rendo conto infatti che certe parole accendono gli sguardi di chi ho di fronte, mentre altre li spengono, li incupiscono.

Così, ogni volta, cerco di “dar da mangiare al lupo buono”, come recita un vecchio racconto orientale, impegnandomi ad utilizzare un linguaggio che potenzi le loro risorse e la loro autostima e le aiuti a vedere, ancora prima di creare, una realtà buona per loro.

Questo processo si instaura ogni volta che chi parla ha un ruolo riconosciuto, sia esso un professore, un formatore, un counselor, uno psicologo o un politico. In questi casi esiste, infatti, una posizione differente tra chi parla e chi ascolta che, in quel momento, si pone nel ruolo di ricevente. E questo è un motivo più che valido per fare in modo che il potere di chi esercita questi ruoli richiami un forte senso di responsabilità, affinché le parole scelte e i concetti espressi, nonché le modalità di comunicazione, siano messe al servizio della persona, della sua crescita e della sua evoluzione.

E’ per questo che la scena che vi propongo, tratta dal film “Vice – L’uomo nell’ombra”, mi ha lasciato senza parole. In questo film, candidato agli Oscar con diverse nomination, un camaleontico e bravissimo Christian Bale interpreta Dick Cheney, il vice-presidente americano all’epoca dell’amministrazione Bush. In particolare, nella scena selezionata, un guru del marketing americano, Frank Lance, aiuta il partito repubblicano nel restyling di alcune norme che il movimento cercava di far approvare da tempo, ma che ricevevano il dissenso dell’opinione pubblica.

Ecco allora che al posto del termine troppo equo e quindi non manipolabile “tassa di successione” si mette il nome “tassa di morte”, che evoca la paura di essere colpiti in ogni bene di proprietà semplicemente all’accadimento della propria morte o di quella dei propri cari. Via la parola “effetto serra”, che evoca emozioni e sentimenti quali ansia, paura e senso di colpa ed ecco la parola “cambiamento climatico”, più aperto alle possibilità che le modifiche possano essere dovute anche ad altri fattori.

Parole, in questo caso, messe al servizio del potere e degli interessi personali di una classe politica e non della collettività, non solo americana ma anche mondiale. Un processo tipico di ogni strategia di marketing.

Quali emozioni si vuole suscitare nei “consumatori” rispetto al “prodotto” che si deve “vendere”? Una volta individuate le emozioni che aiutano a “piazzare” il prodotto, si cercano le parole e le immagini giuste per evocarle. Tutte le pubblicità che vediamo ogni giorno in televisione o leggiamo sui giornali si basano su questo. La differenza qui è che, anziché pensare di vendere un detersivo per i pavimenti, si sta “vendendo” un’idea che ha influenzato la vita di miliardi di persone, considerando il peso che gli Stati Uniti hanno a livello mondiale. Una scena che aiuta a ricordare il limite di ogni ruolo di “potere” che deve essere il bene dell’altro, della collettività.

La parola è un suono, una vibrazione e, come tale, crea la realtà. La fisica quantistica sta dimostrando che la realtà ultima della materia è la vibrazione. “In principio era il Verbo”: ormai è realtà! Questo significa che il suono, qualsiasi esso sia, crea. Sono ormai tanti gli studi che dimostrano che certi tipi di musica sono in grado di creare degli stati di rilassamento e di benessere, esattamente come certi tipi di parole.

Credo che chi si occupi della crescita dell’altro, sia questa personale, professionale o sociale, debba essere consapevole di tutto questo e lo debba mettere al servizio dell’altro e non del proprio. Cerchiamo dunque il miglior modo di comunicare, ma che questo favorisca lo sviluppo sostenibile e la consapevolezza degli altri, nell’interesse di tutte le persone coinvolte e per un bene maggiore.

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Scena sulla comunicazione tratta dal film "Vice - L'uomo nell'ombra"“Vice – L’uomo nell’ombra” (Vice) è un film del 2018 scritto e diretto da Adam McKay con protagonisti Christian Bale, Amy Adams, Steve Carell e Sam Rockwell.

 

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