Scena sul cambiamento: un sogno per domani

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Siamo tutti bloccati nella seconda media. Anche con un lavoro, una famiglia, una carriera agli esordi, siamo sempre, indifferentemente, bloccati.Questo perché nel nostro percorso, il mondo che ci troviamo davanti non corrisponde mai (o quasi) a quello che abbiamo avuto nella nostra testa.

Pensiamo che lavorare sia gratificante in ogni momento, che ci faccia sentire realizzati, ma capita di essere stanchi, di non riuscire a percepire il miglioramento, e di abbattersi.

Immaginiamo per tutta la vita come sarà essere innamorati, e quando succede dopo un po’ dobbiamo far i conti con le frizioni, le diversità, i conflitti.

La scena ci dà un messaggio semplice, ma che se applicato, potrebbe essere la svolta della vita: se una cosa non ti piace, cerca di cambiarla.

Si potrebbe pensare che sia rivolto ai più giovani, a chi non ha ancora “l’autonomia” o “la responsabilità” per agire, e invece no! Questo è un messaggio per tutti, troppo spesso ripiegati su noi stessi, ciechi dinnanzi all’evidenza più illuminante che esista:

noi siamo solo “uno”, mentre il mondo è composto da “tanti”.

Non puoi  pensare di essere felice occupandoti solo del tuo giardino. Sarai costretto ad interagire, e il tuo benessere dipenderà da quelle relazioni, da un benessere collettivo.

Il Professor Simonet, nel film cult “Un sogno per domani”, scaraventa dei ragazzini inconsapevoli nel futuro, quel momento che diventerà presente, e nel quale si ritroveranno ad interagire “nel e con” il mondo: “ siete voi, e il mondo. Esatto, c’è un mondo là fuori“.

E tu?

Pensa ad un modo, concreto, per metterti in azione, e fare in modo che il tuo progetto, la tua idea possa fare la differenza nella vita delle persone.In fondo chi ha cambiato il mondo, è stato sempre e comunque un uomo o una donna. Come lo sei tu.

Cosa ti rende così diverso, da non poter pensare che una tua azione, anche piccola, possa cambiare le cose?

Ciò che ci frena non è l’opportunità: ogni giorno abbiamo la possibilità di fare la scelta meno egoistica che ci viene in mente.

Ci blocca il fatto che cambiare il mondo è “strano”, “faticoso”, “barboso”.

Ci blocca il fatto che non crediamo davvero che un piccolo gesto possa fare la differenza.

Ci blocca aver perso ormai la speranza. Per molti di noi il “regno del possibile”, come lo chiama il Prof. è un buco nero, non esiste, non riescono a farne esperienza perché il muscolo della “possibilità” è atrofizzato.

Ma appunto di questo si tratta: di un muscolo! Va allenato, nutrito, curato cominciando dalle piccole cose. Gesti inconsueti, a volte dimenticati, che migliorano le nostre vite e quelle degli altri.

Siamo tutti quei bambini, seduti in altri tipi di banchi, con altri professori, ma possiamo ancora strappare di più, alla vita, di un amaro sei.

Ci salutiamo con due adagi:

“una società va verso la distruzione, quando le persone “per bene” non fanno nulla per cambiare le cose” 

” una società diventa grande quando gli anziani piantano alberi sapendo che non siederanno mai sotto la loro ombra”

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“Un sogno per domani” (Pay It Forward), è un film del 2000 diretto da Mimi Leder, ispirato al libro “La formula del cuore” di Catherine Ryan Hyde. Acquistalo su Amazon
 

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