Scena sul cambiamento: La spinta verso il futuro

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Una storia di vita vera, vissuta in un ambiente e in una situazione a tratti drammatica, mi ha ispirato questa analisi per ricordarci l’importanza del lasciarsi andare al nuovo che avanza e che spesso è difficile da abbracciare.

Il film “Il ragazzo che catturò il vento” racconta la storia di una famiglia africana, abituata a lavorare i campi in una condizione dura e difficile, che si trova ad affrontare un momento drammatico che noi, figli dell’Occidente ricco, non abbiamo mai sperimentato se non nella memoria dei nostri nonni: la carestia.

Trywell è un contadino che lavora i propri campi, così come gli avevano insegnato i suoi genitori ma che cerca di affrancare i propri figli da questo destino,  mandandoli a scuola a studiare. William è il suo figlio più piccolo, brillante e dotato per la sua età, che vive con gioia autentica il giorno in cui gli viene annunciato che potrà andare a scuola. Purtroppo però le condizioni dei campi, a causa di piogge torrenziali e di una politica predatoria verso le proprie risorse, preparano il terreno per una siccità severa che porta ben presto ad un lungo periodo di carestia.

Di fronte a questa situazione, Trywell all’inizio cerca di lottare contro la politica che non difende i propri agricoltori ma poi, sconfitto, torna a ripercorrere le abitudini della famiglia. Toglie il figlio da scuola perché non può più pagare la retta, continua ostinatamente a coltivare i campi nonostante questi non siano più in grado di essere lavorati e di dare nulla e, nel momento più drammatico, arriva a pregare Dio di mandare loro la pioggia, proprio come erano soliti fare i suoi genitori e come si era giurato che non avrebbe mai fatto lui.

E se Dio (o il destino, o come ognuno di noi lo voglia chiamare) stava già “lavorando” per lui, sotto forma del figlio William, senza che prestasse sufficiente attenzione, impegnato come era a restare ancorato alle sue certezze? William, infatti, grazie alla sua passione per l’elettricità e per lo studio, aveva trovato un modo “innovativo” per il loro ambiente di dare acqua ai propri campi, tramite una pala eolica artigianale che avrebbe dato energia ad una pompa per drenare l’acqua dal pozzo del villaggio.

Solo che questa innovazione, avrebbe richiesto il “sacrificio” della preziosa bicicletta del padre, suo unico mezzo di trasporto. Trywell all’inizio è contrario, arriva anche a riprendere duramente William , richiamandolo al lavoro sui campi. Ma quando la moglie lo mette davanti alla nuda realtà della perdita, Trywell riesce a trovare la forza di aprirsi al nuovo, aiuta William e insieme riescono a salvare la loro vita e quella degli abitanti del piccolo villaggio.

Questa storia mi ha fatto riflettere su quanto questo schema torni nella vita di tutti noi. Ci convinciamo di essere innovativi rispetto al passato o a quanto abbiamo appreso e magari, finché va tutto bene, in qualche cosa lo siamo. Ma quando le cose vanno male e il destino ci mostra la necessità di cambiare, sotto forma di un lutto, un licenziamento, una separazione, una crisi aziendale, ci attacchiamo alle nostre abitudini, come se fossero un’ancora di salvezza.

Vale la pena di ricordare una frase di Einstein “Follia è fare la stessa cosa pensando di ottenere risultati diversi”.  E se la crisi fosse proprio quella spinta ad uscire dalla follia, a sperimentare strade diverse? Nel mio lavoro di counselor, incontro tutti i giorni persone che stanno soffrendo per  le difficoltà che riscontrano. Spesso mi trovo a dire che è proprio quella sofferenza che ha fatto fare loro il passo in più per cambiare, per cercare di essere più felici oggi nella situazione che si trovano a vivere.

Le crisi sono momenti emotivamente difficili ma sono preziose perché contengono la spinta al cambiamento. Per cogliere i loro insegnamenti, ci viene richiesto di fare dei “sacrifici” così come Trywell ha dovuto fare con la sua bicicletta. Lasciare andare le abitudini, il si è sempre fatto così, gli schemi definiti e, forse la cosa più difficile, il pensiero di essere soli e di dovercela fare sempre da soli. Come se farsi aiutare fosse una sconfitta!

Trywell riesce a cambiare quando si affida alla saggezza della moglie e alle capacità, innocenza e purezza del figlio che gli permettono di vedere cose che lui fino a quel momento, non voleva o non poteva vedere. Quindi, quando stiamo attraversando una difficoltà, guardiamo intorno a noi e ascoltiamo quei  “ messaggeri del cambiamento” che sempre ci sono: quel dipendente che era da tempo che proponeva un cambiamento organizzativo, quell’amico che ci sta dicendo come poter fare un passo alla ricerca di nuovo futuro professionale o quel professionista che ci è stato consigliato e che può supportarci ora nel nostro momento di vita.

Affidarsi non è semplice ma ricordiamoci che “Ci vogliono due pietre focaie per accendere un fuoco”, (Louisa May Alcott).

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“Il ragazzo che catturò il vento (The Boy Who Harnessed the Wind)” è un film del 2019 scritto, diretto e interpretato da Chiwetel Ejiofor, basato sull’omonimo libro di memorie di William Kamkwamba. Disponibile sulla piattaforma Netflix

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