Scena sui Gradi di separazione: Perdere un quadro

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Di Virginio De Maio

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Non ho nessun segreto. So solo quand’è il momento di ritirare i disegni

E le sembra poco, Signora Maestra? Forse lei non ha idea di come stia facilitando l’autostima dei bambini. Sta permettendo a quelle piccole creature di esprimersi come natura li ha fatti.

Quando sopraggiunge il pensiero, quello proprio o quello esterno si intende, tra noi e il nostro potenziale si frappone l’interferenza:

Sarà bello?
Starò facendo bene?
Posso aggiungere questo, o quello…
Forse mi criticheranno…
L’altro è migliore del mio…

Grazie Signora Maestra per non permettere questo scempio; grazie perché ognuno di noi è la voce attraverso la quale la “Fonte” si esprime, e in tantissimi casi questa voce stronca, manipola, sminuisce il talento.

Ci voleva un passo del film “6 gradi di separazione” per farmi riflettere su quante volte quel “disegno” è rimasto troppo a lungo nelle mie mani, o al contrario mi è stato sottratto, non per valorizzarlo ma per denigrarlo.

Così, con il tempo, ci siamo convinti di non essere bravi, di non essere adatti e l’arte dentro di noi si è tramortita, zittita da mille voci. L’arte, s’intende, è qualsiasi passione che abbiamo represso, fino al punto di rinunciare e non provarci nemmeno.

“E’ un peccato non disegnare, se non sai disegnare perfettamente”. Lo ha detto Richard Bandler, volendo intendere che il perfezionismo non è qualcosa che riguarda noi, bensì il sistema con cui siamo stati educati. Quando un “quadro” è rimasto troppo nelle nostre mani, con continue richieste di perfezione, o quando a priori ci hanno etichettato “non capaci”, la nostra voce si è assottigliata fino ad essere più niente.

Oggi nelle nostre famiglie come nelle nostre aziende abbiamo l’opportunità di essere “diversi”. Di rappresentare per l’allievo, il figlio, o il collaboratore, il Maestro che strappa via il quadro quando “è il momento”. E il momento è quando l’individuo si è espresso con la sua unicità.

Così si creano artisti forti , nella vita come nel lavoro.

Pochi giorni fa sfrecciavo sulla mia auto, dopo qualche notte insonne, in ritardo per una riunione importante. Mentre lo stereo andava a tutto volume, dentro di me sentivo l’eccitazione per quello che ho creato e quello che verrà. All’improvviso ad un incrocio, un ragazzo mi guarda e scoppia a ridere. Saranno stati i miei capelli arruffati combinati con degli occhiali scelti proprio per far ridere, oppure semplicemente le espressioni facciali di uno che canta a squarciagola. Non importa, perché a differenza di qualche anno fa, quando mi sarei guardato subito allo specchio per assicurarmi che tutto fosse  al suo posto, questa volta ho rincarato la dose e l’ho salutato ridendo “meglio” di lui. Tutto questo mentre continuavo la mia corsa verso l’eccitazione.

Stavo dipingendo il mio quadro. Non avevo nessuna intenzione di perderlo.

Nel suo libro “Siamo tutti strambi”, Seth Godin ci ricorda che essere diversi oggi può rappresentare una vera ricchezza, a patto che ognuno di noi consegni il suo disegno quando l’istinto lo suggerisce. Quando si è al 100% se stessi, senza interferenze. Quando questo accade, anche gli errori diventano un valore implicito.

Dipingi la tua vita, permetti agli altri di fare lo stesso.

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“…se caso mai non vi rivedessi…
  
buon pomeriggio, buona sera e buona notte!”…
 

(The Truman Show)

Virginio

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6 gradi di separazione6 gradi di separazione Un film di Fred Schepisi con Donald Sutherland, Will Smith, Heather Graham – Titolo originale “Six Degrees of Separation”. USA, 1993

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