Scena sulla formazione: L’Onda

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Di Stefano Cera

Film di sicuro impatto emotivo che richiama – spostando tuttavia l’ambientazione nella Germania dei nostri giorni – l’esperimento condotto negli anni ’60 in un liceo di Palo Alto (California, USA). Un film che unisce elementi narrativi e simbolici e che rappresenta, a mio avviso, uno straordinario esempio della forza del linguaggio cinematografico, offrendo allo spettatore lo spunto per una riflessione approfondita sulle dinamiche del potere in diversi ambiti sociali ed economici e, in generale, sulle relazioni umane.

L’Onda è un film travolgente, che all’inizio ha un contenuto soprattutto pedagogico ma che, con il passare del tempo, acquista invece un tono più prettamente “politico”, assumendo i connotati di un vero e proprio “tsunami”, in un crescendo di intensità che pone le persone di fronte ad una scelta tra due posizioni opposte, senza possibilità di ricorrere a mezze misure. Tuttavia, il film ha un profondo significato anche dal punto di vista della formazione, poiché «offre dei formidabili spunti di riflessione […] sulla necessità di interrogarsi come professionisti implicati nei processi di cura delle persone e dei contesti e sulla posizione etica che assume chiunque voglia intraprendere una posizione in cui è centrale il contatto umano» (S. Olivieri Stiozzi, L’inconscio entra in scena. Una lettura del film “L’Onda”, in FOR, n.92, Luglio – Settembre 2012).

Il protagonista è Reiner Wenger (interpretato da Jurger Vogel), insegnante convinto anarchico, e l’ambiente in cui si sviluppa la storia è una scuola, «lo scenario dove campeggiano le personalità frustrate dei singoli insegnanti, le loro relazioni conflittuali, le meschinità e piccole arroganze delle loro competizioni silenti, dentro a una quotidianità fatta di gesti ripetitivi e di automatismi relazionali» (Olivieri Stiozzi, cit.). In questo contesto, Wenger assume quasi i tratti del “mistico”; è un tipo di leader che crea frustrazione e costruisce «il proprio programma sulla risonanza negativa – sulle sgradevoli emozioni primordiali di combattimento o fuga che attraversano il cervello quando la gente si sente minacciata o furiosa» (D. Goleman – R. E. Boyatzis – A. McKee, Essere leader, 2002D. Goleman – R. E. Boyatzis – A. McKee, Essere leader, 2002). E questo, soprattutto nelle situazioni in cui si ha bisogno di trovare figure di riferimento, come in effetti accade un po’ a tutti i protagonisti del film (chi per situazioni familiari “particolari”, chi per profonda insicurezza e mancanza di autostima).

Un leader che, agendo come “attivatore” dell’energia presente all’interno del gruppo, introduce nella classe un’idea “rivoluzionaria”, con un contenuto emozionale molto intenso, intorno al quale il gruppo di studenti trova una sua forma ed un forte senso di appartenenza. Tale idea, che con il passare del tempo diventa una vera e propria “fede” che travalica le mura della scuola per trovare una sua concreta applicazione nella realtà e nella rete, finirà per rappresentare una concreta minaccia per la sicurezza del gruppo e della stessa scuola.

L’approccio del professor Wenger è indubbiamente creativo ed i metodi di insegnamento trascinanti; tuttavia, nella sua efficacia, Wenger mostra fin dal principio i “germi” di un carisma pericoloso ed autocratico che rappresenta nei confronti degli studenti una facile e potente fonte di attrazione. In questo senso, incarna i panni di un “mentore negativo”; anzi, come lo potrebbe definire Christopher Vogler, è un “Anti-mentore” che sembra guidare tanti giovani “Anti-eroi” sulla strada della discriminazione e della devianza sociale. Infatti, con il passare del tempo il film mostra il graduale “innamoramento” che il professore inizia a provare nei confronti del suo stesso ruolo e la pericolosità della posizione “border-line” che va via via assumendo, facendo diventare il gruppo un’entità unica che finisce per identificarsi con il lucido “delirio” del docente, anzi andando – in continuità – decisamente oltre ogni sua aspettativa. Quando poi l’energia del gruppo si libera in tutte le sue nefaste potenzialità, Wenger non è più in grado di tenere sotto controllo la situazione; non è più il «pensiero del pensiero del gruppo» (Olivieri Stiozzi, cit.), l’elemento catalizzatore capace di aiutarlo con l’obiettivo di ricordare il confine tra realtà ed esperimento e tra l’aspetto educativo e la vita stessa. Tale fallimento, come docente, come mentore, come leader, ma soprattutto come uomo, è mostrato con grande efficacia dalla scena finale, in cui Wenger appare come un uomo “nudo”, sconfitto, un uomo, cioè, che ha perso tutto, vittima di se stesso, del suo “delirio” di onnipotenza e della sua “creatura”, rispetto alla quale non ha saputo più porre un argine.

In conclusione un film ottimo per descrivere le dinamiche di escalation del conflitto e di formazione di un “pensiero di gruppo” nel quale la polarizzazione prende rapidamente il posto della moderazione e del dialogo.

Stefano Cera: Da piccolo ha visto 2001: Odissea nello spazio e si è addormentato al cinema! Tuttavia, da allora ha sviluppato l’“insana passione” per il grande schermo e soprattutto (una volta diventato formatore) per tutto ciò che questo portava all’apprendimento. Sviluppa le sue attività in aula lavorando con i video ed i film… perché una scena vale davvero più di tante parole. Senior Consultant & Experiential Trainer, Autore di Che film ci mediamo stasera? Ovvero, imparare la risoluzione dei conflitti attraverso i video, in La giustizia sostenibile, (a cura di) M. MARINARO, Aracne, Roma, 2012. Lo trovi sul blog: http://formamediazione.blogspot.it

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L'Onda“L’onda Un film di Dennis Gansel con Jürgen Vogel, Frederick Lau, Max Riemelt – Titolo originale “Die Welle”. Germania, 2008

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