Scena sulla spaceclearing: Le cose che possiedi alla fine ti possiedono

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Di Virginio De Maio

7 scatoloni di oggetti, circa 100 libri che non avrei mai letto, 20 abiti e altrettante camicie. Questa è solo parte delle “cose” che nell’ultimo mese ho eliminato definitivamente dalla mia vita. Alcune le ho regalate, altre buttate e alcune vendute.

Chissà quante cose possiedi tu che non userai mai, e che potrebbero invece servire a qualcuno. Chissà quanto spazio è occupato nel tuo studio, o semplicemente a casa. Spazio che potresti liberare, e con esso anche la tua mente.

Lo “speaceclearing” è una disciplina che si sta diffondendo a macchia d’olio nella nostra cultura: “eliminare il superfluo e recuperare l’essenziale”. Da tempo nei miei viaggi di lavoro, mi ero accorto di aver bisogno veramente di poco. A volte dimenticavo il rasoio, a volte dimenticavo il dentifricio, a volte il caricatore del cellulare. E non ci crederai  :-))) riuscivo a sopravvivere :-)))

Che senso di leggerezza, sapere che abbiamo bisogno di poche cose essenziali. Si vive meglio e la qualità della vita comincia a beneficiarne da subito. Dopo aver accettato razionalmente questa grande verità, mi sono sentito da subito capace di organizzare la mia vita con maggiore chiarezza.

Come dice Wayne W. Dyer: “Quando passiamo dall’ambizione al significato, capiamo davvero di non aver bisogno del superfluo”. L’unica cosa di cui abbiamo bisogno è uno scopo e delle persone da amare, tutto il resto è un di più.

“Le cose che possiedi alla fine ti possiedono”, dice Tyler ad un uomo frustrato dalla perdita della casa, nel film -cult  “The Fight Club” :

Tyler: Sai cos’è un piumino?
“Alias Cornelius”: Una trapunta.
Tyler: Una coperta. Solo una coperta. Perché due come me e te sanno cos’è un piumino? E’ essenziale alla nostra sopravvivenza? Nel senso cacciatore e raccoglitore? No! Allora cosa siamo?
“Alias Cornelius”: Siamo… Siamo consumatori.
Tyler: Esatto siamo consumatori. Siamo i sottoprodotti di uno stile di vita che ci ossessiona. Omicidi, crimini, povertà queste cose non mi spaventano. Quello che mi spaventa sono le celebrità sulle riviste, la televisione con 500 canali, il nome di un tizio sulle mie mutande. I farmaci per capelli, il viagra…
“Alias Cornelius”: L’arredatrice…
Tyler: …poche calorie…
“Alias Cornelius”: L’arredatrice Martha Stewart.
Tyler: Fanculo Martha Stewart. Martha sta lucidando le maniglie sul Titanic. Va tutto a fondo, bello. Perciò vaffanculo tu e il tuo divanetto a strisce verdi (…). Io dico non essere mai completo, smettila di essere perfetto, io dico dai… evolviamoci, le cose vadano come devono andare (…). Le cose che possiedi alla fine ti possiedono. 

Un dialogo che, mai come ora, mi sento di condividere. Il film prosegue con una serie di massime discutibili, ma per quanto controverso sia,  personalmente mi ha lasciato due messaggi importanti. Più avanti Tyler dirà: “Siamo i figli di mezzo della storia, senza scopo nè posto. Non abbiamo la grande guerra né la grande depressione. La nostra grande guerra è spirituale, la nostra grande depressione è la nostra vita”.

Da questa riflessione traggo due conclusioni illuminanti:

1) Se non hai uno scopo ti attacchi alle cose

2) Se sei attaccato alle cose, non hai capito ancora il tuo significato in questa vita terrena

Questi i motivi per cui l’uomo cerca di accumulare oggetti e di apparire, perché non ha ancora trovato il suo “vero” scopo;  non ha fatto il salto “dall’ambizione al significato”. Si racconta che Robinson Crusoe visse la sua devastante esperienza sull’isola deserta accumulando provviste, costruendo più di una capanna e nascondendo le sue cose. Ma a cosa sarebbero servite quelle cose? Da chi stava nascondendo i suoi averi? D’altronde era solo con l’oceano, a cosa mai sarebbe servito accumulare e conservare?

E’ quindi un istinto innato, quello di possedere? Una reazione difettosa dell’uomo? Forse sì, ma quanto è liberatorio scoprire di non aver bisogno di altro se non di uno scopo da perseguire e di persone d’amare!

Come spesso dico agli amici che incontro in aula: “E’ tutto… per tornare a casa… e abbracciare le persone che ami”

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“…se caso mai non vi rivedessi…
  
buon pomeriggio, buona sera e buona notte!”…
 

(The Truman Show)

Virginio

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7 commenti

  • Tiziana 2 anni fa

    Il film l’ho visto tanto tempo fa, non ricordavo di certo questa scena ma quando Tyler dice che “siamo i sottoprodotti di uno stile di vita che ci ossessiona, ecc, ecc”, riflette effettivamente il fatto che siamo individui che si identificano con gli oggetti che possiedono.

    Esce un nuovo cellulare e ci precipitiamo a comprarlo perché ha funzioni più sofisticate del precedente, magari lo paghiamo un prezzo esorbitante mentre alla casa produttice non costa che quattro soldi, visto che si affida a società nei paesi asiatici che schiavizzano gli operai. Ma questo è un altro discorso che tuttavia ci riguarda, visto che siamo noi cosumatori ad alimentare il sistema.

    Forse ho un po’ divagato ma tornando alla scena del film, è evidente che alcuni hanno una certa dipendenza “da accumulo” acquistando di tutto, come se ciò gli desse un senso di protezione e il marketing fa la sua parte insinuando esigenze che a volte non abbiamo.
    Chi cura i messaggi pubblicitari sa molto bene come funziona la mente umana e a quali sollecitazioni risponde alimentando così l’esigenza-dipendenza di acquistare.

    A volte, però potremmo risvegliarci da questo “sonnambulismo consumistico collettivo” facendo un po’ di spazio e ordine nelle nostri menti, come hai detto tu Virginio.
    Credo che quando si faccia spazio nella propria casa, tra le cose che si posseggono, sia perché si sia già intrapreso un percorso di pulizia del superfluo nella propria mente e a volte più in profondo nella propria anima e quindi si riflesso viene esteriorizzato nel nostro ambiente ma questo è una considerazione di chi non ama le dipendenze.

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  • Franc 2 anni fa

    mi sono ripromesso di guardare ancora una volta questo film. Ricordo che dopo averlo visto la prima volta passai un periodo più “impettito”, quasi come se non me ne fregasse di niente e di nessuno. Nel senso buon intendo.
    Non mi facevo condizionare dalle aspettative altrui , ma solo dalle mie. riuscivo a controllare meglio i miei impulsi.
    Davvero in questo caso “il cinema insegna” e la tua idea è apprezzata da tanti amici con cui mi confronto. Grazie e complimenti . Francesco del Sordo

    Rispondi
  • simona 2 anni fa

    profondo… ed il saluto alle persone che incontri in aula: bellissimo! te lo copiero’ 🙂 col diritto di citazione! 😉

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  • Virginio De Maio 2 anni fa

    ..grazie a te simona ! e’ un onore per me.
    Abbracci

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  • Dario Tomasella 2 anni fa

    Mah… Sono dell’idea che se alle cose fai una accurata manutenzione, difficilmente ti tradiscono; le persone invece… Per quanto riguarda i libri, essi sono la parte più bella dello scrittore: te li puoi leggere senza dover subire tutti i suoi difetti caratteriali. Dimmi però una cosa: se hai eliminato dal tuo armadio ben 20 abiti, presumo che te ne siano rimasti almeno altrettanti. Come mai ti sei comperato ben 40 abiti?
    P.S. Robinson Crusoe è un personaggio letterario; Alexander Selkirk (o Selcraigh), il naufrago che ha ispirato Daniel Defoe, era un inglese che si era fatto abbandonare su di un’isola deserta, ma ben nota ai marinai come luogo dove poter fare scorte d’acqua dolce (era conosciuta anche come Agua Buenas oltre che come Juan Fernandez Island); se lo avessero trovato dei marinai spagnoli lo avrebbero sicuramente impiccato sul posto, dato lo stato di guerra tra le due nazioni. Per questo motivo nascondeva le sue povere cose, per poter sopravvivere tanto da essere salvato da marinai inglesi (come in effetti avvenne dopo 4 anni e 4 mesi di solitudine).

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  • Virginio De Maio 2 anni fa

    Caro Dario,
    bisogna essere preparati e attenti per rispondere alle tue domande. Mi hai dato modo di approfondire la vera storia di Crusoe e per questo ti ringrazio. In verità non ne sapevo nulla …o meglio conoscevo la storia così come mi è stata raccontata, da bambino, forse.
    Ci sono sempre retroscena interessanti quando approfondiamo i racconti.

    Tuttavia la morale non cambia e credo sia più importante dei dettagli. Scusami ma sono fatto così. Spesso scrivo di getto, e scrivo ponendo domande come fai tu del resto. Perché ho comprato 40 abiti (ammesso che siano 40) prima di selezionarne 20 ? Beh! credo che come molti sono anche io vittima del marketing e lavoro sodo per sottrarmi ai meccanismi inconsci. Del resto sono un essere imperfetto che prova ad aiutare altri esseri imperfetti. Ma dimmi di te invece. Meglio le cose piuttosto che le persone? E poi tutta questa voglia di mettere i puntini sulle “ì” …penso (da essere imperfetto) che anche tu come Crusoe stai nascondendo qualcosa per evitare che ti scoprino. Ma chi o cosa ?

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  • Andrea Becca 4 settimane fa

    Sono d’accordo con Dario che i libri – e l’arte in genere – ti permettano di vivere il meglio dell’esistenza. Gli oggetti invece – come le persone – cambiano, si deteriorano e, come tutto, si distruggono. Come scrive lui: ti tradiscono.
    Eppure anche un libro è fatto di pagine in carta che, nel tempo, ingialliranno e si frantumeranno. Insomma anche un’opera d’arte è un oggetto, alla fine della fiera.
    Dunque in cosa ci rende migliori un’opera d’arte? Nel metterci in contatto con una consapevolezza superiore, anche solo per un istante.
    In questo film – Fight Club – è la violenza, lo strumento utilizzato per trascendere la filosofia consumistica. Una risposta che può apparire liberatoria (ricordate la scena in cui i computer esplodono? non è magnifica?) ma un filino autodistruttiva… :-))
    Quanto ai vestiti… Il problema non penso siano i vestiti (4 o 40) di Virginio o di Robinson/Alexander. Ritengo che il nodo sia l’attaccamento a quei vestiti quando vanno al di là dell’effettiva necessità. E l’Isola dei famosi insegna – se mai può insegnare qualcosa – che essere nudi non è sufficiente per liberarsi dai condizionamenti sociali. Anzi.

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