Scena sulla Resilienza: L’aria rarefatta

1775
Tema Principale Utilizzalo anche per

Di Virginio De Maio

Finisce così l’incipit di “Silent night”, cantata sullo sfondo di un Natale passato lontano dalla famiglia, immersi in acqua ghiacciata, quasi come se quel coro di compagni lenisca il dolore fisico e quello della lontananza.

Ma noi non siamo marines, eppure questa scena più di altre rappresenta le sfide per chiunque voglia vincere oggi in un mare di competizione. Resilienza è la parola chiave, quello che conta quando la vita continua a metterti al tappeto lasciandoti cadere senza protezione. Se il bilancio tra cadute e rialzate è positivo, sarai sempre tra quel 20 % di persone che credono nella propria forza e responsabilità.
Eppure non basta

E’ lodevole! Ma non basta. Soprattutto perché quel 20 % lotta quotidianamente con l’altro 80 % che di responsabilità proprio non vuol sentire parlare. Allora, dalle piccole alle grandi cose, spesso restiamo giù con la faccia nel fango, con un occhio chiuso e l’altro semiaperto, sperando che il prossimo colpo sia il più lontano possibile. Poi tutto è più sopportabile se a condividere il sacrificio e la missione c’è il gruppo, se ci sono compagni disposti a tutto pur di vincere insieme.

Quindi, resilienza e spirito di gruppo e il gioco è fatto. Ma neanche per sogno!

Io non voglio sentirmi dire Suona la campana 3 volte e metti l’elmetto a terra, sei fuori.

Quello che completa la formula è la conoscenza. Una spasmodica ricerca della conoscenza, di tutte quelle informazioni che i tuoi competitors non hanno, o che per eccesso di comodità non amano ricercare, studiare, approfondire e sperimentare. Questa “conoscenza” è la vera arma da guerra dei nostri tempi, capace di proiettarti nel 3 %, di quel 20%, “dove l’aria è rarefatta”.

Cito il finale di “The pusher”, quando il leader di una banda criminale, rivolgendosi al capo di un’altra gang, spiega così i fatti della vita:

Quando nasci ingoi merda, entri nel mondo e ingoi merda, ti arrampichi in alto e ingoi meno merda, finché un giorno arrivi nell’atmosfera rarefatta dove ti scordi anche com’è la merda. Benvenuto nella torta a strati ragazzo!

Resilienza, spirito di gruppo e conoscenze strategiche, questo è “quello” serve per arrivare in alto, come ci ricordano i sergenti istruttori:

  1. Cominciate, se non finite lo rifate di nuovo.
  2. Hai mai affrontato prove così dure? (se la risposta è no, il sottointeso è “sfidati”)
  3. Riuscire è una decisione consapevole, perciò decidete se volete riuscire o fallire; ora sperimenterete una cosa che si chiama non riuscire a respirare.
  4. Tutto questo freddo, questo tremare, controllatelo e trasformatelo in aggressività.
  5. Avete dimostrato al vostro corpo, attraverso la mente, che potete spingervi oltre quello che pensavate possibile.
  6. Forza, corri!
  7. Sei sicuro che vuoi essere qui? (Chiediti spesso quello che vuoi)
  8. Sta zitto e caccia via il dolore. Trova una motivazione per vincere. Non ti fermare.
  9. Essere un vincitore paga sempre.
  10. Circondati di  compagni su cui contare e fa’ che loro contino su di te.

Condividi

“…se caso mai non vi rivedessi…
  
buon pomeriggio, buona sera e buona notte!”…
 

(The Truman Show)

Virginio

Acquista il film

Lone survivorLone Survivor Un film di Peter Berg, con Mark Wahlberg, Taylor Kitsch, Emile Hirsch. USA, 2013

Acquista il libro

Tecniche di Resistenza Interiore di Pietro TrabucchiTecniche di Resistenza Interiore – Come sopravvivere alla crisi della nostra società di Pietro Trabucchi – Acquistalo su macrolibrarsi.it

3 commenti

  • Dario Tomasella 2 anni fa

    Il video di oggi mi ha suscitato tanta compassione: degli sciocchi che si fanno torturare da istruttori sadici per poter indossare la divisa da marines e così diventare degli sciocchi in divisa da marines.
    “Che vanità voler penetrare il bersaglio quando tiri con l’arco: ci sarà sempre uno più forte di te. L’unica cosa che conta è la correttezza del gesto.” (Confucio)

    Rispondi
  • Virginio De Maio 2 anni fa

    Augh ! Dario.
    pienamente condivisibile la tua riflessione.
    Come hai potuto leggere nel post “gli istruttori sadici” rappresentano la vita che ci mette a dura prova.
    Il più delle volte non siamo noi a voler penetrare a forza il bersaglio, ma le circostante lo richiedono.

    Certo i marines fanno una scelta cosciente e la guerra non è mai servita a nulla se non a distruggere.
    Anche io sono uno di quelli che “la correttezza del gesto” …tutta la vita.
    Alla prossima

    Rispondi
  • Matteo 2 anni fa

    Dario Tommasella…
    Quello che hai visto e prontamente banalizzato parlando di corso marines, è in realtà una serie di riprese originali fatte al BUD/S ovvero il corso base per diventare navy seals (non semplici marines)….
    Superare un corso del genere non significa solo diventare un élite…significa anche imparare a gestire la vita tutta con un approccio totalmente diverso….

    Rispondi

Aggiungi il tuo commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.