Scena sulle potenzialità: Kung Fu Panda 3: la scoperta del ruolo del “maestro” nella scoperta di se stessi

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Di Stefano Cera

Ogni episodio della “saga” della Dreamworks ha offerto utili spunti per chi si occupa di apprendimento e sviluppo delle persone. Infatti, nel primo si assiste alla “formazione” di un leader, il panda Po, diverso da tutti gli altri e considerato “improbabile” da tutti (primo fra tutti lui stesso), ad eccezione del maestro Oogway che vede in lui il Guerriero-Dragone ed “il futuro del Kung-Fu”. Nel secondo, invece, il protagonista scopre le sue origini e fa un passo in avanti, riguardo la consapevolezza su lui stesso; chi è, il suo destino e quali sono i suoi obiettivi.

La sfida che caratterizza il terzo episodio

Nel terzo episodio, uscito al cinema da pochi giorni, Po prosegue nel suo personale “viaggio” di sviluppo personale e lo fa affrontando una nuova ed ancora più difficile sfida: quella di diventare “maestro di Kung-Fu”.
L’opportunità è offerta dalla nuova ed ancora più potente minaccia, rappresentata da Kai, vecchio nemico di Oogway, che torna dal Regno degli Spiriti per imporre la sua egemonia nella Valle della Pace. Toccherà, ancora una volta, al Guerriero-Dragone affrontare la minaccia e, soprattutto, continuare a “svelare” a se stesso, prima ancora che agli altri, la sua vera natura.
Infatti, a partire dal momento del suo insediamento come Guerriero-Dragone, Po, attraverso il confronto con i nemici “esterni”, ha scoperto – e pienamente svelato – la luce al proprio “interno”, riguardo la sua forza ed i suoi valori. Allo stesso modo – ci suggerisce il film – le sfide che provengono dall’esterno ci aiutano a svelare a noi stessi gli aspetti che caratterizzano la nostra “essenza”, i nostri valori e ciò in cui crediamo profondamente.
Sembra questo uno dei pilastri su cui poggia la saga di Kung Fu Panda, che si ripropone in ogni episodio e che, attraverso la “rilettura” della sfida posta dal cattivo di turno al protagonista, si riverbera al cuore ed alla mente dello spettatore.
Ancora una volta tante storie collegate, che si intrecciano – come gli affluenti di un fiume di grande portata – a quella principale, descritta nel film, e caratterizzata da un continuo richiamo ai concetti di yin e yang (che hanno origine dall’antica filosofia cinese e sono diventati fondamentali nel taoismo e nel confucianesimo), secondo cui una parte può essere compresa solo in relazione al tutto.

La “chiamata” alla missione: da “apprendista” a “maestro”

In questo episodio Po, grazie anche all’aiuto dei due padri (quello adottivo, ossia l’oca che l’aveva allevato, Mr. Ping, e quello naturale, un panda di nome Li Shan) non solo affronterà la nuova mortale minaccia ma avrà l’occasione di completare (? – il punto interrogativo è d’obbligo dal momento che è immaginabile che, dato il successo di ogni episodio, ci sarà anche un quarto capitolo della saga) la sua crescita, attraverso un incarico particolarmente importante e gravoso: diventare “maestro del Palazzo di Giada”.
In fondo, questo incarico è collegato all’essere il Guerriero-Dragone ed è solo un piccolo passo verso il completamento della crescita di Po che deve passare dall’”essere addestrato” al Kung Fu al “diventare egli stesso” un maestro di questa millenaria arte marziale.
In breve, è una promozione!”, come commenta il padre adottivo, Mr. Ping; tuttavia, Po è spaventato da questa nuova sfida, che inizialmente rifiuta perché pensa non essere in linea con la sua “missione” di Guerriero-Dragone e, soprattutto, perché non si sente ancora pronto o forse, chissà, non si sente pronto “in assoluto”, né ora né mai.
Ed infatti i suoi iniziali tentativi di addestrare i suoi amici di sempre, i c.d. Cinque Cicloni (Tigre, Vipera, Scimmia, Mantide e Gru), falliscono miseramente. Demoralizzato, Po chiede aiuto a Shifu confidandogli che non vuole prendersi la responsabilità di diventare un maestro poiché a lui basta essere quello che è già, ossia un combattente. Tuttavia, il suo maestro gli risponde che se fai solo quello sai fare non sarai mai più di quello che sei già.
Quello che Shifu propone a Po è una nuova sfida, anzi, dal punto di vista del Viaggio dell’eroe (dal titolo del volume di Christopher Vogler, 1999, p. 56), il maestro Shifu incarna l’archetipo del “Messaggero” che, nella storia, presenta al protagonista una vera e propria “chiamata alla missione” e gli annuncia un cambiamento notevole, ormai imminente, rispetto al quale l’”eroe” non può chiamarsi fuori.
L’incarico di maestro che aspetta il protagonista sposta il suo equilibrio di guerriero (raggiunto nel primo e consolidato nel secondo episodio) ed apre nuovi scenari di sviluppo delle proprie potenzialità e, con esse, di cambiamento e nuova linfa per la Valle della Pace.

La formazione, parte integrante delle attività del “Guerriero-Dragone”

Con questa nuova ed ancora più importante missione, il suo vecchio maestro, ormai pronto a ritirarsi a vita privata, mette in discussione cosa voglia veramente dire essere il Guerriero-Dragone (c’è sempre qualcosa da imparare, perfino per un maestro…, sono le parole usate da Shifu) e vuole che Po continui nel suo sviluppo personale, acquisendo la tecnica per donare il Ch’i, l’energia che scorre in tutte le cose viventi.
Po resta letteralmente paralizzato da questa “cosa”, che sente più grande di lui e, quando nella Valle della Pace si presenta il padre naturale, Li Shan, decide di seguirlo (nella tradizione di un altro degli archetipi previsti dal viaggio dell’eroe, il “Mentore”) nel villaggio segreto dei Panda, per scoprire le sue origini ed acquisire le tecnica del Ch’i.
Ma il mondo è in pericolo ed il protagonista non può sfuggire a lungo al suo destino; così, quando Kai attacca il villaggio segreto dei Panda, il Guerriero-Dragone, per preparare a meglio lo “scontro supremo”, quello da cui dipende il destino del mondo, è “costretto” a riaffrontare, e stavolta con successo, la sua missione di “maestro di Kung-Fu”. Infatti, per contrapporsi con efficacia all’esercito dei guerrieri di Giada, approntato da Kai, addestra i Panda del villaggio per farli diventare guerrieri, o meglio quello che, rispetto al loro meglio, si adatta al concetto di “guerriero”.
E, grazie a questo addestramento, Po riesce – finalmente – anche a capire il “senso” dell’insegnamento di Shifu, molto importante anche per chi si occupa di formazione, ossia Non devo insegnarvi ad essere me… Devo insegnarvi ad essere voi!. Questa frase viene detta da Po nel momento in cui ha una vera e propria rivelazione sul proprio ruolo di insegnante.
Ed insegnando agli abitanti del villaggio a sviluppare le loro potenzialità per diventare – finalmente – loro stessi, in realtà Po ottiene a sua volta la consapevolezza sul senso ed il significato della sua attività, più in generale, come Guerriero-Dragone. Non più solo strenuo difensore della Valle della Pace, ma anche mentore nella crescita e nello sviluppo delle potenzialità degli altri.

Gli spunti di riflessione per i formatori

Sulla base di queste premesse, ovviamente Kung Fu Panda 3 non può non essere un film che offre straordinari spunti per chi si occupa di apprendimento e formazione. Infatti, nell’osservare – sullo schermo – la crescita di Po come insegnante, assistiamo anche alla sua presa di coscienza su alcune importanti questioni che riguardano la nostra attività come formatori.
Chi siamo? Cosa vogliamo e quali sono le cose che amiamo? Queste, ci suggerisce il film, sono le “direttrici” del senso della nostra attività edello sviluppo delle persone che incontriamo nella nostra vita professionale (e personale).
Il nostro compito, prosegue il film, non è quello di spingere le persone ad adeguarsi a “modelli” (più o meno consolidati), ma è quello di facilitare l’apprendimento rispetto a quello che fa parte del loro “essere” ed agire come supporto nel loro sviluppo e nella “scoperta” delle loro potenzialità.
Tuttavia, facilitando l’apprendimento degli altri, lavoriamo su noi stessi, sempre. Ed in questo “lavoro” possiamo davvero imparare tanto. E questo vale per Po, ma vale anche nella nostra attività di formatori, tutti i giorni.
Ed alla fine, così come accade a lui in una delle scene più importanti del film (Sono il figlio di un panda? Il figlio di un’oca? Un allievo? Un insegnante? Alla fine… Sono tutti loro… Io sono il Guerriero Dragone!), anche noi riusciamo a cogliere il “senso” della nostra professione attraverso tutto ciò che portiamo nella nostra attività, perché, in fondo, questa rientra in un contesto più ampio, che riguarda tutta la nostra vita, professionale ma prima ancora personale.

Nella formazione portiamo tutto ciò che siamo (diventati)

E questo è possibile non considerando il nostro ruolo di formatori in modo “asettico”, come fosse un’”isola”, rispetto a tutti gli altri che interpretiamo nel resto della nostra vita, ma al contrario considerandola come parte integrante di ciò che siamo (continuando nella metafora, potremmo parlare di “arcipelago”), proprio perché nella formazione portiamo tutto ciò che siamo e che siamo diventati attraverso le nostre esperienze.
Pertanto, credo che, così come il momento della “chiamata alla nuova missione” di Po, anche questo passaggio del film sia cruciale, per coglierne il significato, almeno secondo la prospettiva di chi si occupa di formazione.
Perché nella nostra attività come facilitatori dell’apprendimento portiamo non soltanto una parte di noi (magari la parte migliore), ma tutto ciò che siamo, o meglio che siamo diventati; quando “facciamo” formazione, semplicemente, portiamo con noi tutto ciò che “possiamo essere”.
Non possiamo nasconderci a noi stessi, né agli altri, mai… a maggior ragione quando ci si occupa di formazione. Per un concetto di “trasparenza” che non ci abbandona mai. Ed il senso della nostra attività è anche quello di “scoprire”, giorno dopo giorno, cosa altro (e di nuovo) possiamo diventare e continuarlo a portare (e rappresentare), corso dopo corso, esperienza dopo esperienza.
Il tutto, sempre, mescolato, non agitato (parafrasando una celebre frase di James Bond) attraverso l’interazione con i partecipanti, fondamentale punto di riferimento della nostra attività di formatori; interazione che ogni volta è diversa, perché diverse sono le persone (e diversi, in fondo, siamo anche noi).
Ecco perché c’è sempre qualcosa da imparare, perfino per un maestro…, fermo restando che chi è formatore non agisce come un maestro, ma come un “professionista dell’apprendimento” che, nel facilitare l’apprendimento degli altri, lavora su se stesso ed approfondisce, sempre più, anche il proprio. Pertanto, e una persona, in continua “evoluzione”, perché in continua “formazione”. Proprio come il protagonista della saga di Kung Fu Panda.
Buona visione, allora… e che, come al solito, sia una visione “ispirante”, per tutti noi…

Stefano Cera: Da piccolo ha visto 2001: Odissea nello spazio e si è addormentato al cinema! Tuttavia, da allora ha sviluppato l’“insana passione” per il grande schermo e soprattutto (una volta diventato formatore) per tutto ciò che questo portava all’apprendimento. Sviluppa le sue attività in aula lavorando con i video ed i film… perché una scena vale davvero più di tante parole. Senior Consultant & Experiential Trainer, Autore di Ciak… motore… Form_ Aaaaazione! – Vademecum filmico per il formatore non convenzionale. Lo trovi sul blog: http://formamediazione.blogspot.it

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