Scena sulla meditazione: Iniziamo dalla fine

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Di Valentina Specchio

Un film che fa riflettere in particolare sulla meditazione, qual è il suo posto nel panorama della vita e come può aiutarci a salire ad un nuovo livello di “consapevolezza”.

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Tiziano: Finché l’uomo non cambia, non fa questo salto di qualità, non rinuncia al dominio della materia, al profitto, alla violenza, al proprio interesse, tutto si ripete in modo costante. E da qui il passo verso l’unica rivoluzione che può servire, che è la rivoluzione dentro di noi…

Folco: Pensavamo che eri impazzito quando ti sei iscritto a questo corso di meditazione…

Tiziano: Io sono un fallito meditatore, non ci sono tanto portato. Posso creare intorno a me un po’ di silenzio per un quarto d’ora, ma non sono mai diventato un esperto di meditazione. Il mio maestro diceva sempre: io ho visto tante galline sedute a covare le uova ma nessuna di loro ha mai raggiunto l’illuminazione. Non si tratta soltanto di stare seduti, bisogna entrare in un altro stato, uno stato in cui tutto il resto svanisce. I rumori, il cinguettio degli uccelli, le passioni, le delusioni, raggiungi quel “vuoto”. Soltanto se lo vuoi. E quel vuoto sei tu, non quel “Folco Tu” ma quell’altro tu, il Tu della grande totalità. E non parlo soltanto dell’umanità, ma del cosmo. E se cominci a vedere le cose in questo modo allora anche loro cominciano a cambiare”.

Che cos’è davvero quel “vuoto spirituale” di cui parla Tiziano Terzani? Si può esserne consapevoli per diventare nella vita quotidiana dei veri “leader visionari”?
Come vedere da un’altra prospettiva il messaggio del film, “accettare la fine” per trasformarla, come suggerisce la scena, in “percezione dell’inizio”?

Niccolò Branca, manager e autore del libro “Per fare un manager ci vuole un fiore”, racconta la sua storia personale, il coraggio di aver sfidato il dogma occidentale del profitto infinito senza sostituirlo con obiettivi utopici di tipo spirituale. Spiega che, in una società complessa come la nostra, la sfida sta proprio nel riuscire ad applicare la consapevolezza, sviluppata grazie alla meditazione, per creare un profitto che abbia come suo fondamento e corollario la felicità e il miglioramento delle condizioni di vita di tutte le persone coinvolte nel processo produttivo.

A sostenere l’introduzione della meditazione nei contesti di lavoro e di apprendimento è anche il celebre regista visionario David Lynch, intervenuto a Milano nelle scorse settimane per proporre il suo progetto “Scuola senza stress”. “Per i nostri giovani che stanno crescendo in un mondo pieno di tensioni, spesso spaventoso e oppresso dalla crisi, è una necessità”, sostiene il premiato maestro del cinema, che rivendica i risultati di questa pratica anche nel suo impegno artistico: “La negatività sparisce e un mare di energie positive e di creatività si sprigiona”. E ridendo aggiunge: “Trovano i miei film inquietanti? Ottimo, avranno un motivo in più per sperimentare la meditazione”.

Alla luce di questi straordinari esempi di vita reale credo sia utile abituarsi a “pensare alla lynciana”. Ognuno immerso nei frammenti delle proprie storie personali, secondo stili di vita e punti di vista diversi, in cui “la fine e l’inizio” siano rappresentati da un obiettivo comune: coltivare la cultura del benessere psicologico e sociale, lavorare insieme tra organizzazioni scolastiche, aziendali e sociali per dare un contributo forte e reale in direzione del cambiamento di prospettiva. “In fondo il nostro compito, qui e ora, è in ultima analisi, testimoniare l’energia creativa che si esprime attraverso di noi, in tutto ciò che facciamo, con il nostro esser-ch’i totalmente. Solo cambiando noi stessi possiamo cambiare il mondo, solo agendo sulle cose che ci circondano possiamo cambiare la società”, scrive Niccolò Branca.

La vera felicità non è fuori di noi, ma ogni essere umano ha questo tesoro all’interno, ci insegna David Lynch. La meditazione, i film, i libri, come la musica e la pittura rappresentano preziosi alleati per l’esercizio quotidiano verso la scoperta del nostro dono personale. Sta a noi cogliere il lato positivo di ogni esperienza e farne uno strumento di crescita per noi stessi e per gli altri. “Meletā to pān” ovvero “L’Esercizio è Tutto”, sosteneva nel 627 a.C. il leader greco Periandro… 😉

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La fine è il mio inizioLa fine è il mio inizio Un film di Jo Baier, con Bruno Ganz, Elio Germano, Erika Pluhar – Titolo originale “Das Ende ist mein Anfang“. Germania/Italia, 2010

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2 commenti

  • cosimo 3 anni fa

    Tiziano, bellissimo il tuo intervento, ma dopo aver fumato non scrivere. sai perchè non si riesce a trovare l’anello mancante? perchè non si è mai cercato l’anello superfluo… quello inutile … cioè l’uomo!

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  • Valeria 2 anni fa

    Si, la meditazione non basta, aiuta a fare una pausa, a cercare il nostre Sé profondo . Poi la strada è lunga per migliorae noi stessi. Da soli è difficile, se si ha un Maestro vivente elevato che ci aiuta a diventare maestri di noi stessi ed ha il potere della trasmissione yogica, è una grande opportunitò ed una gioia. Chi Lo cerca con tutto il suo cuore lo trova. Poi l’impegno è personale nel seguire il metodo previsto e vivere la propria vita con tutte le prove che comporta, imparando ad amarci ed amare, per costuire un mondo migliore.
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    Siamo tutti in ricerca, che ognuno possa trovare la propria strada! un augurio di cuore.

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