23 antipasti

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Di Francesco Capasso

A volte la timidezza può essere il frutto di una spiccata spontaneità. Spesso le persone vere, si sentono impacciate, inadeguate, proprio perché non indossano maschere che le conformano agli altri individui. Purtroppo però, nella maggior parte dei casi, le persone spontanee vengono attanagliate dalla timidezza e finiscono per chiudersi in se stesse, precludendosi le tante opportunità che la vita offre.

Poi ci sono gli individui che rompono completamente tutti gli schemi, anche quelli imposti dalla propria timidezza, ed esplodono nel mondo esterno senza alcun freno. Questo è il caso di Luke, che affronta i problemi della vita di ogni uomo della sua età con la spontaneità di un bambino, semplificando concetti esistenziali con proposte concrete e concise. Il suo comportamento può sembrarci al quanto infantile, e in fondo lo è. Se pensiamo alla scena del colloquio, dove il funzionario gli fa presente che non ha le credenziali giuste per offrirgli un lavoro; Luke senza scomporsi risponde: “So fare 23 antipasti!” Non 20, né 15, ma esattamente 23. I particolari sono importanti e Luke non li tralascia. Quegli antipasti sono le sue credenziali, ed è importante che sia sottolineata la quantità esatta, e per giunta anche la capacità di fare una colazione.

Il personaggio può sembrarci caricaturale, ma esprime un concetto forte e chiaro:voglio un lavoro, l’indipendenza e una ragazza! Facile a dirsi, risponderemo noi. Ma perché non dovrebbe essere facile? Se ci riflettiamo, in fondo sono concetti semplici, quasi elementari. Siamo noi, con le nostre menti stereotipate dalla maturità a rendere questi concetti complessi. Non uso a caso la parola “maturità”, perché se ci soffermiamo un attimo a pensarci, ci rendiamo conto che a volte la “maturità” costituisce un vero e proprio ostacolo. Infatti, spesso dovremmo approcciarci al mondo in modo più infantile.

Se pensiamo che, probabilmente, la straordinaria evoluzione dell’essere umano è dovuta proprio ad un fenomeno chiamato neotenia, cioè il prolungamento dello stato infantile, non è difficile renderci conto di come possa giovarci vedere il mondo con gliocchi di un bambino. L’uomo è tra i pochi animali in cui il periodo infantile è lunghissimo, infatti i cuccioli delle altre creature diventano indipendenti molto prima rispetto a noi. E proprio a questo fattore è dovuta la nostra capacità intellettiva. Il gioco in particolar modo ha sviluppato la nostra mente, la nostra intelligenza è frutto di anni passati a giocare e a esplorare il mondo con gli occhi di un bambino.

Allora rieccoci a Luke: vedendolo così impacciato, emotivo ma contemporaneamente sicuro dei suoi propositi, non possiamo non riconoscere in lui un bambino. I bambini sono spontanei, semplici, e i loro concetti sono chiari. Non hanno paura di esprimere i loro pensieri e non soffrono la sindrome del conformismo. Ecco perché il comportamento di Luke è vincente, perché non si ferma di fronte ad ostacoli puramente convenzionali, imposti dalla società moderna. Luke rompe gli schemi e risalta, lascia tutti senza parole, perché le sue risposte sono straordinariamente semplici e chiare, tanto che quasi viene da chiederci se in effetti siamo noi ad essere stupidi!

I bambini possono insegnarci molto sulla vita, anche se paradossalmente ne hanno vissuta poca. Proporci senza timori, senza remore, è il segreto per superare gli ostacoli che spesso ci poniamo. Bisogna proporsi, ed essere propositivi, anche a costo di poter sembrare strani. Pensiamo a quanto saranno sembrati strani i grandi scienziati del passato quando hanno proposto le loro idee innovative.

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The story of LukeThe Story of Luke Un film diAlonso Filomeno Mayo con Lou Taylor Pucci, Kristin Bauer, Cary Elwes. USA, 2012

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